27 luglio 2016 ~ 1 Commento

Quel NO unico e senza distinguo che continua a non arrivare quando si parla di illegalità nel settore

Sono due, a mio parere, gli argomenti che hanno più di altri attirato l’attenzione in questi primi 7 mesi del 2016 nel settore dentale:

  • le vicende giudiziarie -con lo scandalo sugli appalti per le cliniche odontoiatriche in Lombardia, l’arresto del gruppo dirigente Vitaldent spagnola ed i tanti abusivi e prestanome denunciati-
  • lo scontro sindacale tra dentisti tradizionali e Catene odontoiatriche.

Archivio quest’ultimo fatto come una normale attività sindacale dove i contendenti, giustamente, tentano di avvalorare la propria causa cercando di convincere la politica a sostenere i propri principi. Per ora sembra che la politica si sia schierata con le Catene, respingendo le richieste di ANDI, oppure -a seconda di come vogliate vedere la cosa- ha deciso di non schierarsi lasciando inalterata la normativa.

Mi voglio soffermare, invece, sulle vicende giudiziarie. Non sui due episodi eclatanti scoppiati lo stesso giorno, il 16 febbraio, ma su quelli che potremmo definire di routine  per il nostro settore: abusivismo ed evasione fiscale.

Mi ha molto colpito il racconto del Comandante del Nucleo Operativo della Guardia di Finanza di Bergamo sulla vicenda dei dieci denunciati e dei 4milioni di euro di evasione contestata. Ogni volta che i finanzieri aprivano una porta per fare visita ad uno studio odontoiatrico o ad un laboratorio odontotecnico trovavano qualche cosa di illegale e un nominativo nuovo da visitare: 25 ne hanno visitati in tutto.

Pubblicando la notizia non pensavo certo ad un sollevamento popolare del settore ma sicuramente ad una indignazione generalizzata. Considerando che per l’affermazione del presidente della SIdP sull’utilizzo del laser Odontoiatria33 ha pubblicato 4 commenti mi stavo preparando: ora come facciamo a gestire i tanti che arriveranno sulla vicenda?

Invece nulla.

Di prese di posizione ufficiali abbiamo registrato solo quella della CAO nazionale, da noi sollecitata, che ha assicurato tolleranza zero e sanzioni esemplari nei confronti degli iscritti quando saranno condannati.

Apprezziamo. Noi saremo qui a verificare e ricordare, se sarà necessario, alla CAO non solo le promesse ma soprattutto i loro doveri.

A stupirmi, invece, l’assenza di una presa di posizione delle associazioni odontotecniche. Nessun commento, sia verso il reato di abusivismo ma neppure sul fatto che il laboratorio odontotecnico da cui l’inchiesta è partita (ricordiamo ha portato alla denuncia di 6 iscritti all’Albo, 3 odontotecnici e la moglie di uno di loro per abusivismo) lavorava totalmente in nero. Un laboratorio che realizzava protesi in nero per circa 100 studi odontoiatrici in Lombardia, che aveva 3 rappresentati per procurarsi i lavori, un laboratorio a cui è stato contestata una evasione di 2 milioni di euro.

Ma quante protesi avranno realizzato in questi anni?

Quante protesi hanno sottratto ai laboratori della zona in regola, quelli che pagano le tasse, che rispettano la legge e soprattutto non fanno gli abusivi?

Un po’ più presente è stata l’indignazione sui social e su Facebook in particolare. Ma la reazione è stata quella solita quella del cercare di dare la colpa ai prestanome (da parte degli odontotecnici) o agli odontotecnici (da parte dei dentisti).

Alla notizia del dentista Torino denunciato per aver creato una grave infezione ad un bimbo praticato una circoncisione su di un tavolo della cucina per 150 euro in nero, un dentista commenta la mio post: “Pensa a quanti odontotecnici se ne vanno ancora oggi in casa della gente in cucina con la borsa di pelle a rifare dentiere cavar denti o prendere impronte per delle protesi ….”.

Ma che c’azzecca? Il solito dibattito per cercare di capire se è colpa della meretrice o del cliente.

Ma tra un abusivo o un prestanome non c’è differenza. Ogni volta che viene denunciato un prestanome o un abusivo siamo di fronte a dei furfanti, a persone che truffano, danneggiano economicamente il settore oltre a screditarlo di fronte l’opinione pubblica.

Io credo che si debba smettere, nei confronti di episodi del genere, di commentare con dei distinguo,  mettere in dubbio i numeri del fenomeno, tirare in ballo il profilo, l’ottimizzazione della protesi, la presa del colore, le leggi inadeguate o altro.

L’illegalità nel settore deve essere combattuta da tutto il settore, compatto, senza se e senza ma, cominciando dal prenderne nettamente le distanze.

Al processo di questi personaggi denunciati a Bergamo (ma anche in tutti gli altri casi) devono presentarsi insieme come parte lesa dentisti, odontotecnici, igiensiti dentali e pazienti. Molto spesso ci si dimentica, o non si vuole ricordarlo, che il prestanome non è un dentista, come l’abusivo con il diploma da odontotecnico non è un odontotecnico ma sono entrambe persone che fanno delle azioni illegali.

Sarebbe bello che l’autunno iniziasse con una iniziativa comune tra tutte le sigle sindacali del settore contro l’illegalità. Poi gli odontotecnici continueranno a battersi per il loro profilo, i dentisti cercheranno di impedirlo ma il NO di fronte a questi fatti di cronaca non può essere distinto per professione ma deve essere unico e detto con forza e senza ambiguità.

Norberto Maccagno

 

 

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