13 marzo 2015 ~ 7 Commenti

Quando il low-cost conviene al dentista ma non è tutto “acciaio” quello che luccica

Conoscerete senz’altro la storiella del tipo che porta la sua automobile da un meccanico per un preoccupante rumorino. Il meccanico apre il cofano, guarda il motore, prende un martello e sferra un colpo leggero in un punto ben preciso.
Il rumorino sparisce.
Il tipo, stupito, ringrazia e chiede se deve qualche cosa.
50 euro gli dice il meccanico.
Il tipo, sorpreso,  chiede spiegazioni ritenendo “cara” la cifra chiesta per qualche secondo di lavoro, ma il meccanico gli spiega che la martellata è gratis, i 50 euro erano per sapere dove dare la martellata.

Questa è l’essenza della tariffa professionale. E’ l’esperienza del professionista che paghiamo quanto ci rivolgiamo ad un medico o ad un avvocato. Diverso è per i prodotti i cui costi sono calcolati sulla base del prezzo delle materie prime, degli investimenti fatti per materiali e ricerca, dei costi del personale.

Certo anche lo studio professionale ha dei costi ma in percentuale incidono poco rispetto alla tariffa praticata, tariffa che varia a seconda di quanto il professionista decide di fare pagare il suo tempo, il suo sapere, sintetizzando: la sua bravura.

Nel settore dentale si parla spesso di tariffe low-cost facendo intuire che il prezzo basso è sinonimo di qualità bassa.

Molto meno, nel settore, si guarda il low-cost dall’altro punto di vista, ovvero quando il dentista “ci guadagna”, quando compra a prezzi low-cost le protesi dal laboratorio o materiali ed attrezzature.

Oggi, grazie alla globalizzazione è possibile comprare qualsiasi cosa da tutto il mondo a qualsiasi cifra. Un vostro collega, poche settimane fa al ritorno da una fiera tenutesi in Medio Oriente, mi raccontava che aveva comprato “un sacchetto” di frese diamantate al prezzo di quanto “ne pago una in Italia”. “A guardarle sono uguali”.

Probabilmente, a guardarla, anche la corona su impianto fatta dal dentista ungherese alla paziente italiana sembra uguale a quella proposta da un dentista nostrano.

Stesso discorso per il produttore di frese. Certo sulla differenza di prezzo, ho sempre pensato, incide molto il costo della manodopera, della fiscalità ed anche, ma molto meno, delle materie prime dando per scontato che la produzione avvenga più o meno con la stessa tecnologia.

Poi, ieri, leggo una delle tante mail che arrivano in redazione di ditte straniere che producono prodotti per dentisti e che vorrebbero visibilità

Questo il testo.

“E’ nostro piacere immenso di introdurre la nostra azienda che è chiamato come XXXXXX (volutamente omettiamo il nome della ditta). Noi portiamo una gamma esclusiva di chirurgia, odontoiatria, e strumenti di bellezza. Soprattutto tutti i tipi di forbici, siringhe dentali e strumenti diagnostici. La qualità è la nostra priorità. Teniamo sempre a mente le ultime ricerche e tecnologie per la preparazione dei nostri prodotti. Siamo in grado di sviluppare qualsiasi disegno o di dimensioni che si sono tenuti. Perché abbiamo più moderni macchinari e craftsmen”.

Seguono le certificazioni ISO9001: 2008, 13485 e la dichiarazione che i prodotti sono certificati CE ed anche FDA. Completano le informazioni il link al sito dove poter fare gli acquisti, sito molto professionale e realizzato in 7 lingue tra cui l’italiano, ed i riferimenti aziendali, compreso indirizzo e telefono (gli stessi presenti sul sito e da cui ho ricevuto la mail). La sede è della ditta è in Pakistan (ma il server del sito è in Florida).

Guardo il sito (vende anche strumenti per parrucchieri) e quanto prodotto. Dalle foto mi sembrano prodotti di qualità, direi uguali a quanto vedo nelle fiere in Italia, prodotti che dalle foto sembrano curati e ben fabbricati (vedi sotto).

 

 

Siringaspecchiettoforbici

 

Poi guardo meglio la mai e trovo anche le foto dell’area produttiva, e capisco la differenza.

 

pruzione01produzione02

produzione03produzione04

 

PS.
Confesso che, guardando le foto, sono stato dibattuto se considerarlo uno scherzo ben congeniato o un ingenuo produttore che, secondo gli standard locali, è convinto di produce prodotti in strutture veramente all’avanguardia. Ovviamente a me piace pensare che la risposta giusta sia la seconda.

 

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