21 gennaio 2016 ~ 6 Commenti

Pubblica Amministrazione e “normalizzazione” digitale. Il 730 precompilato dimostra tutti i limiti del processo

Quando sento parlare di Pubblica amministrazione digitale mi compare davanti agli occhi l’impiegato dell’anagrafe che per farmi un certificato vaga con sguardo spaesato, e con indice puntato, in cerca dei tasti da pigiare sulla tastiera. Come se questi, ogni volta, cambiassero di posto.

Certo una visione dello “statale” legato ai luoghi comuni e non certo estendibile a tutti i dipendenti pubblici. 

Come dare torto al nostro Presidente del Consiglio quando dice che la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione farà risparmiare tempo e soldi a noi cittadini. Nell’epoca del sempre connessi è normale pretendere di non voler fare file per richiedere un documento che serve, poi, per ottenere un servizio o adempiere ad un obbligo imposto dalla stessa Pubblica Amministrazione che eroga quel servizio o ha imposto l’obbligo. Ma soprattutto è già in possesso dei dati che ci chiede di presentare.

Il problema della digitalizzazione del “pubblico” è come lo Stato intende applicare questo processo. Ed a mio modo di vedere lo fa, per utilizzare un termine tecnico, in modo random. Ovvero ognuno fa le cose per conto suo, senza cercare di capire e senza confrontarsi sul come gli altri Enti pubblici interessati sono organizzati e con chi deve poi utilizzare o gestire quel servizio.

Nei giorni scorsi ho comprato un’auto usata. Mi sono recato al PRA per fare la voltura. L’impiegato mi fa compilare un modulo in cui si chiede tutta una serie di dati dell’intestatario, del venditore e del mezzo. Consegno il foglio all’impiegato che lo utilizza solo per inserire i dati al computer.

Ma se te li dettavo, non facevamo prima in due?

Finito di inserire i dati, l’impiegato stampa la domanda da frimare, l’etichetta adesiva da applicare sul libretto di circolazione ed un foglio con un codice. “Questo codice sostituisce il certificato di proprietà che da qualche mese è elettronico e non più cartaceo”, mi cie soddistatta consegnandomi anch eun opuscolo infomrativo.

Bene, penso, fogli in meno da conservare.

“Ma in caso di vendita, come faccio a farmi autentificare la vendita, entro nel sistema con il codice e stampo il documento”, chiedo?

“No”, mi dice l’impiegato, “deve venire da noi con il codice o la targa del veicolo e le stampiamo il certificato”.

Ma allora a che serve averlo in formato digitale? Prima o poi l’auto la dovrò comunque rivendere e dovrò venire da voi a farmelo stampare. Stampalo subito, allora, visto che sono già qui; penso ma non esterno. Gli uffici statali mi mettono “timore”.

Altro fatto di vita vissuta accaduto a luglio a mia moglie?

Provate a chiedere il codice di accesso al sistema dell’Agenzia delle Entrate per spedire online il 730 compilato telematicamente. Il sistema registra la domanda ma per motivi di sicurezza vi fornisce solo la metà del codice, l’altra metà dovete andarlo a prendere, fisicamente, all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate (prendendo prima appuntamento per telefono). Lo stesso ufficio al quale dovete, poi, spedire con posta certificata il 730. Ma a questo punto, mentre vengo a prendere il codice ti consegno a mano il 730. Ovviamente no, non è possibile, si può inviare solo telematicamente.

Il 730 precompilato mi sembra un po’ questo, una bella idea applicata ancora male.

Lo Stato ti manda, giustamente, la denuncia dei redditi già compilata, con le spese detraibili già inserite ma il contribuente deve controllarla, aggiungere le spese non inserite e rimandarla all’ufficio. Così coloro che non riescono a farlo da soli (gli stessi che non si facevano da soli il 730 e che con il precompilato avrebbero dovuto evitare di andare da un consulente) devono comunque affidarsi ad un Caf o ad un commercialista. Ovvero tutto come prima.

Ma non solo, direte voi. Lo Stato per dare un servizio ai contribuenti (peraltro non a tutti) chiede a voi dentisti di attrezzarsi ed inserire i dati al posto suo.

Non voglio, ora, entrare nel merito della vicenda Sistema Tessera Sanitaria Vs obblighi per medici e dentisti. Mi riprometto di parlarne il 1 febbraio quando verrà ufficializzata, ne sono convinto, la proroga. Perché in Italia le proroghe arrivano sempre la sera prima della scadenza, giusto per agevolare solo chi non ha fatto i salti mortali per adeguarsi nei termini previsti.

Oggi voglio invece soffermarmi su questa notizia: le spese sui farmaci, con molta portabilità, non saranno inserite nel 730 precompilato.

Quando nel marzo 2015, come Odontoiatria33 abbiamo per la prima volta dato la notizia del probabile obbligo per dentisti e medici di trasmettere le spese sostenute dai propri pazienti attraverso il Sistema Tessera Sanitaria, ho subito chiamato un mio amico proprietario di una farmacia ricordandomi che ogni volta che compriamo un farmaco, gli consegniamo la tessera sanitaria ed attraverso il codice  a barre stampato sopra registrano i nostri dati fiscali e ci danno lo scontrino già pronto per essere “scaricato”.

Lo scopo della telefonata era capire come funzionava il sistema, ipotizzando che anche i dentisti dovessero seguire quel sistema per inviare i dati al STS.

L’amico mi spiegava che il sistema informatico è dato, gratuitamente, in uso alla farmacia dal distributore che gli fornisce i farmaci, in modo che possa gestire più facilmente il magazzino ed inviare i dati sulle spese sostenute dai singoli clienti direttamente al Sistema Tessera Sanitaria.

Bene, è di ieri la notizia che i dati che per anni le farmacie hanno inviano al STS non sono conformi con quanto previsto dalla norma per il 730 precompilato che l’Agenzia delle Entrate e Ministero dell’Economia hanno predisposto ed approvato nell’agosto scorso. Quindi, siccome è impensabile richiamare tutti i clienti delle farmacie per ottenere i dati mancanti, l’obbligo di invio scatterà per le spese sostenute per l’acquisto delle medicine del 2016.

Probabilmente quando hanno scritto il Decreto attuativo non si è pensato di capire come il sistema già funzionava da anni. Magari, invece, si è incaricato un funzionario di chiedere chiarimenti agli uffici competenti, ma chi doveva rispondere via mail sta ancora vagando con gli occhi sulla tastiera per cercare i tasti delle lettere da “pigiare” per scrivere il messaggio di risposta.

Norberto Maccagno

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