24 settembre 2015 ~ 1 Commento

Prevenire è meglio che curare …. ma solo se la prevenzione è a pagamento

Prima della vacanze sono stato inviato da OneHealth a moderare un interessante pomeriggio dedicato a come comunicare correttamente la giusta alimentazione. Tra i partecipanti alla tavola rotonda Gaetana Ferri del Ministero della Salute con la quale è nato un breve scambio di battute sulle responsabilità dei giornalisti e del Ministero sulla corretta informazione. Quando inevitabilmente si è toccato l’argomento delle carenze del SSN la dott.ssa Ferri ha sostenuto, giustamente, che comunque la prevenzione è la miglior arma a disposizione per evitare spese eccessive della sanità pubblica. Quando facevo notare che è il Ministero della Salute a dover promuovere campagne di prevenzione lei mi ricordava che spetta alle Regioni attivarle.

Già ma il Ministero le promuove?

Quel dibattito mi è tornato in mente leggendo il testo del Decreto “contro gli esami inutili”. Se il Ministero della Salute, almeno, faceva il gesto cercando di schierarsi verso la prevenzione, pubblicando sul proprio sito campagne di promozione verso corretti stili di vita, oggi mi sembra che il messaggio che invia attraverso il Decreto è quello che fare esami preventivi è inutile: salvo che l’esame confermi che siamo malati. Ma come facciamo a saperlo prima di farli?

Anzi il medico che prescrive troppi esami per confermare o escludere determinate patologie deve essere punito.

Ovviamente nessuno riuscirà a punire il mio medico che mi ha prescritto un esame del sangue per verificare se la mia golosità ha compromesso i valori di colesterolo, ma il messaggio che passa è questo.

Sembra, quindi, che per il Ministero della Salute la prevenzione valga solo se pagata cash, o con il Pos se il costo è superiore ai 30 euro.

Siamo tutti d’accordo che il nostro SSN fatica a finanziare quanto oggi garantisce, e chi ha avuto la sfortuna di avere un problema serio di salute sa bene che la risposta pubblica c’è ed è di qualità. Ma è qui che sta il problema, il nostro SSN aspetta che ci ammaliamo e non fa nulla per aiutarci a evitare che ci ammaliamo.

Il costo maggiore sostenuto della nostra sanità pubblica non è quello per gli esami (utili o inutili) ma è per i ricoveri.

In questi giorni l’odontoiatria è stata indicata tra le branche della medicina che subirà i maggiori tagli dal Decreto contro gli esami inutili. Stando all’articolo che abbiamo pubblicato oggi questo non è vero, anche perchè c’è ben poco ancora da tagliare.

Sulla carta, se le Regioni rispetteranno quanto imposto dal Ministro Lorenzin, il SSN dovrebbe andare a fare quanto da tempo gli viene chiesto di fare in tema di odontoiatria: occuparsi dei pazienti in età evolutiva –ecco la prevenzione- e curare i pazienti indigenti.

Ma sappiamo bene che non sarà così, che di fatto nelle nostre ASL l’odontoiatria sarà ancora di più relegata in un angolo, perché ogni volta che un paziente si siete sul riunito pubblico le spese hanno un costo troppo alto per le nostre Asl. Meglio allora fare lavorare poco quel riunito o darlo in affitto al privato con la scusa che si deve risparmiare.

Superfluo ricordare che oggi il nostro SSN cura, odontoaitricamente parlando, solo il 5% di coloro che si reca dal dentista. Che risparmio si otterrà mai cercando di ridurre ancora qualche punto percentuale di accessi?

Come molti attenti analisti indicano, da questo decreto ci guadagneranno le case di cura, i centri diagnostici privati ma anche assicurazioni e fondi integrativi ed in parte alcuni medici specialisti.

Ad essere più penalizzati saranno invece i dentisti liberi professionisti che vedranno, ancora una volta, erodere il budget annuale che i loro pazienti, prevalentemente appartenenti a quelle classi sociali che saranno costretti a rivolgersi al privato per ottenere quegli esami e visite che prima ottenevano dall’Asl, hanno a disposizione per le spese legate alla salute.

La ricerca di Altroconsumo che pubblichiamo oggi su Odontoiatria33, conferma quando da tempo altre ricerche indicano: tra le spese destinate alle cure, le prime a saltare sono quelle odontoiatriche.

Allora sì che ha ragione il quotidiano Libero quando dice che gli italiani sono costretti ad andare a farsi curare i denti all’estero ma non perché gli ambulatori pubblici sono pieni di extracomunitari (forse oggi sono gli unici disposti ad attendere ore per farsi togliere un dente e poi se le Regioni continuano ad abbassare l’asticella del redito di chi può accedere al servizio solo gli ultimi degli ultimi ci riescono ad andare) ma perché non hanno i soldi e la mentalità per prevenire e quando ci si è accorti di avere bisogno del dentista è già ora della protesi.

Norberto Maccagno

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