13 ottobre 2014 ~ 13 Commenti

Meglio “odontopuffo” o medico dentista?

“Perché un ragazzo che vuole fare l’odontoiatra non può studiare medicina e poi specializzarsi come tutti i laureati in medicina che scelgono una specialità? Per quale motivo la blefaroplastica non e’di competenza assoluta dell’oculista? Perché l’odontoiatria dato che si occupa dei mascellari superiori e inferiori non può specializzarsi in chirurgia maxillofaciale, come i colleghi tedeschi?”

Così scrive una lettrice commentando l’articolo pubblicato su Odontoiatria33 in merito al parere del CSS sui trattamenti estetici svolti dagli odontoiatri.

La risposta è facile: perché così dice la legge.

Quanto chiede la nostra lettrice era possibile prima del 1980 anno in cui l’Italia, dopo molte polemiche e sollecitazioni, recepì quanto imposto dall’Europa e approvò la legge che istituì la professione di odontoiatria separata da quella di medico ed il corso di laurea in odontoiatria.

Una laurea ed un profilo professionale che, al principio, fu oggetto di forti dubbi nell’ambito medico sulle competenze degli odontoiatri e considerata di serie “B” rispetto a quella in medicina. “Puffi” venivano chiamati i futuri odontoiatri iscritti.

In merito a quanto scrive la nostra lettrice, ovviamente, comprendo che queste domande siano provocatorie,e che la premessa storica sia conosciuta. Per questo voglio raccoglierle e rilanciarle.

Prima del 1980 per fare il dentista ci si doveva laureare in medicina, ma non era obbligatorio avere la specializzazione in odontostomatologia. Quindi i dentisti potevano esercitare avendo sostenuto un solo esame pertinente alla professione che avrebbero poi svolto.
Oggi per fare il dentista si deve studiare (in Italia) 6 anni, tanto quanto deve fare un medico per laurearsi.

Siamo all’estremo opposto?  

La scelta, imposta dall’Unione Europea, di differenziare la professione odontoiatrica da quella medica è stata un bene per il settore, per i cittadini, per i futuri dentisti?

Questa sarebbe la domanda giusta da porsi dopo 30 anni dal primo laureato in odontoiatria.

Oggi un laureato in medicina ha la possibilità di scegliere tra una moltitudine di specialità e quindi di possibilità lavorative. Per il laureato in odontoiatria, di fatto, c’è una sola possibilità: la libera professione.

Oggi si parla di rivedere il modo di accedere alle due professioni, si ipotizzano percorsi comuni; è impensabile ipotizzare un percorso formativo unico sia per il medico che per l’odontoiatra in modo che dopo sei anni, in base alla propria vocazione ed alle possibilità lavorative, il neo laureato possa scegliere a quale corso di specializzazione iscriversi?

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