24 novembre 2014 ~ 4 Commenti

Laurea in odontoiatria. Spagna Vs Italia: 1 a 0

Tra gli interessanti interventi sentiti durante il 4° Congresso Politico AIO sulla formazione, sicuramente merita un commento l’intervista doppia realizzata a due studenti in odontoiatria.

Uno, ma si è scoperto dopo alcune risposte, figlio di genitori entrambi dentisti che studia a Madrid; l’altro, futuro dentista per passione, residente ad Avellino ma studente a Parma per via della graduatoria unica nazionale.

Evidentemente lo scopo, centrato, degli organizzatori era quello di fare emergere differenze o similitudini dal percorso formativo che porterà il primo a laurearsi dopo 5 anni, ed aver investito circa 150 mila euro tra tassa d’iscrizione e soggiorno, l’altro dopo 6 anni e circa 60-70 mila euro spesi.

La scelta del termine “investito” per il primo studente e “spesi” per il secondo è voluto.

In quanti anni il ragazzo di Avellino potrà ritornare del capitale investito nella sua formazione dai genitori (tralasciando quello di noi contribuenti)? Cosa che farà, invece, immediatamente il ragazzo figlio d’arte che consentirà di dare un futuro all’attività dei genitori.

E per evitare mail di proteste non lo dico criticamente ma sottoscrivo la scelta, imprenditoriale, dei genitori dentisti.

Impegno economico a parte -per entrambi i casi non certo nelle possibilità di tutte le famiglie- ad uscirne meglio è la formazione a disposizione del ragazzo che studia in Spagna che può contare su esercitazione pratiche già dal primo anno, molta clinica sui pazienti e professori che li seguono in ogni momento del loro percorso formativo.

Diverso il quadro offerto dallo studente di Avellino, almeno stando al suo racconto. Ma sappiamo che l’italiano tende a sminuire il proprio Paese.

Va dato merito ad AIO di avere voluto organizzare un confronto, “leale”, sul problema della possibilità di aggirare il numero chiuso iscrivendosi all’estero anche se, dopo aver sentito il ragazzo che studia in Spagna molti dei presenti, prima indignati dai dati sul riconoscimento dei titoli di italiani ottenuti all’estero, avranno visto con occhi diversi la questione.

Italiani che andando a studiare all’estero non solo hanno aggirato lo sbarramento dei test di ammissione ma tornano un anno prima dei colleghi che hanno superato il test in Italia e sembrano anche più preparati.

In realtà sappiamo bene che non è così, che in Italia sono molte le Università dove si insegna un’ottima odontoiatria, anche se in altre non succede.

Peccato che non ci fosse nessun esponente del mondo universitario a ribadire la bontà del proprio operato; AIO mi dice di averli invitati ma erano impossibilitati a partecipare.

Però a rendere poco equilibrato il confronto è stato il fatto che si è voluto mettere a confronto due modelli non confrontabili.

Non so quanto spende l’Ateneo di Parma per formare i 23 studenti iscritti al primo anno di corso ma sappiamo che quell’ateneo incassa dalle tasse universitarie versate da questi studenti meno di 46 mila euro all’anno, sempre che tutti paghino la retta completamente e non godano delle borse di studio previste per redditi famigliari particolarmente bassi o per chi ha medie molto alte.

L’Ateneo spagnolo incassa, invece, dai 150 studenti iscritti (non tutti italiani ovviamente) che frequentano suddivisi in tre turni il primo anno un milione e 500 mila euro. E questo dato esalta i meriti di chi organizza quei corsi di laurea in Italia che riescono a preparare dentisti competenti sapendo che i fondi pubblici per le nostre Università, oramai sono minimi, e gli Atenei devono cercare di autofinanziarsi.

Un confronto “equo” sarebbe stato tra l’italiano che studia in Spagna ed uno studente del San Raffaele o della Cattolica.

Ed il risultato sarebbe probabilmente cambiato.

Ma torno a sottolineare, sarà poi così diversa la preparazione di uno studente che si forma a Torino, Trieste, Roma, Genova, Bologna, per citare gli atenei che ho avuto il piacere di visitare in questi anni, con quello che studia a Madrid o Valencia?

Io dico di no.

Voglio attestare un altro merito ad AIO, ancora di più se voluto. Ovvero quello di aver portato nel dibatto sull’accesso all’università, problema da sempre valutato solo considerando il numero di lauree “sfornate”, il tema della qualità della formazione.

Perché, e lo ha ricordato bene il presidente AISO Emilio Fiorentino, ma anche tutti gli altri studenti o neo laureati che hanno preso la parola, oggi la questione non è più riuscire a prendere la laurea ma laurearsi sapendo fare il dentista e saperlo fare bene per non rischiare di non riuscire, una volta laureati, a lavorare neppure in un centro low-cost.

 

Norberto Maccagno

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